Hans Holmqvist, la meteora del Cesena che divenne eroe nella nebbia

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HANS HOLMQVIST, IL BASSOTTO SVEDESE DEL CESENA

Nel calcio basta poco per farsi apprezzare. Puoi non essere nessuno per tutta la carriera e da un momento all’altro ritrovarti sulle prime pagine dei giornali per un semplice gesto, come un gol per esempio. Basta cogliere l’occasione e mettersi al posto giusto, al momento giusto. Il resto viene di per sè. D’altronde quanti calciatori oggi vengono ricordati per un episodio o avvenimento di cui sono stati protagonisti, in positivo o in negativo, nel corso della loro carriera? Tantissimi. Ma è giusto così, è il gioco che lo pretende. Quando si dice che il calcio è fatto di episodi, si parla dell’assoluta verità. Gioia e delusione vanno di pari passo. In tal senso, l’Italia nel corso della propria storia ha visto numerose meteore che però si sono contraddistinte per qualche motivo.

Tra queste troviamo Hans Holmqvist, attaccante svedese che sul finire degli anni ’80 fece tappa in Emilia Romagna, più precisamente a Cesena. Ma andiamo con ordine. Classe 1960, Holmqvist era il classico svedese dai capelli biondi e gli occhi celesti che peccava di altezza. Con 170cm non era né troppo grande, né troppo piccolo. Sul suolo italiano lo presero di mira in maniera goliardica con l’appellativo di “nanerottolo”. La sua statura gli permise di essere agile e sguizzante, nonostante avesse una tecnica più che discreta. Nei 5 anni passati al Djurgarden (1978-1983) fece un po’ di tutto: centravanti, seconda punta, centrocampista, mezz’ala. Nel suo piccolo, il fiuto del gol non gli mancava visti i 37 gol in 86 presenze con la maglia del Djurgarden.

Passò nel 1983 all’Hammarby segnando 3 reti e nel 1984, dopo essere entrato anche nel giro della Nazionale, provò l’avventura estera trasferendosi in Germania, al Fortuna Dusseldorf.

Ci rimase due anni, che si rivelarono mediocri, non deludenti ma neanche eccellenti (19 gol). Hans fece ritorno nel 1986 all’Hammarby per una sola stagione e l’anno successivo si trasferì in Svizzera per giocare con lo Young Boys. A Berna Holmqvist esplose definitivamente dopo i 10 gol realizzati e un grande rendimento sotto l’aspetto della continuità. In Europa incominciò a girare la voce di questo attaccante scandinavo pronto a consacrarsi in una piazza di maggior rilievo. L’affare iniziò a serpeggiare in Italia e nell’estate 1988 il Cesena acquistò Hans

L’ESPERIENZA ITALIANA

Il Cesena era ritornato nell’élite del calcio nazionale nel 1987, anno della promozione in A dopo diversi anni turbolenti. Con un giovane e promettente allenatore in panchina come Alberto Bigon, proveniente dalla Reggina e debuttante assoluto nella massima serie, gli emiliani conquistarono una salvezza più che tranquilla nella stagione 87/88, culminata con un 9° posto. L’obiettivo era quello di consolidare il gruppo e di rinforzare la rosa ove occorreva. Il Cesena era una società sempre alle prese con problemi di bilancio e per poter rimanere competitiva dovette cedere la stella Rizzitelli alla Roma nell’estate ’88 per svariati miliardi di lire. I soli Massimo Agostini e Pasquale Traini in attacco non potevano bastare per affrontare la nuova stagione: occorreva almeno un uomo in più. E così, il Direttore Sportivo Pierluigi Cera andò a prendere quel talento svedese in rampa di lancio: Hans Holmqvist.

L’acquisto fece scalpore in Romagna, visto che nessuno lo conosceva. Neanche Bigon, che prima di dare il consenso al Ds dovette guardarsi qualche videocassetta dello svedese. A Cesena vigeva grande scetticismo visto che nell’immaginario collettivo gli svedesi erano tutti alti almeno 1 metro e 90, mentre Hans era piccolo con la faccia da bravo ragazzo. Già nelle prime uscite estive, il 28enne scandinavo apparve l’ombra di sè stesso, spaesato e fuori da qualsiasi tipo di schema. A mascherare il tutto furono i meccanismi oliati alla perfezione da Bigon, con il suo Cesena che divenne una cooperativa da gol. Ben 12 furono i giocatori che andarono a segno almeno una volta.

Il 14 settembre 1988 arrivò la prima gioia per Holmqvist al Manuzzi nella sfida contro il Modena valida per il secondo turno di Coppa Italia. Dopo 6 minuti mise lo zampino, mostrando ai tifosi quella che doveva essere la sua dote migliore. L’adattamento del bassotto svedese ai ritmi e al tatticismo del calcio italiano fu la chiave di tutto. Giocava troppo lontano dalla porta e troppo sull’esterno. E infatti queste difficoltà vennero subito notate da Bigon, che lo relegò in panchina diverse partite e quando lo chiamò in causa i risultati stentarono ad arrivare.

LA PARTITA CONTRO IL MILAN

Il Cesena venne trascinato da Agostini, che il suo dovere lo faceva in maniera impeccabile. Il girone d’andata fu soffertissimo dai romagnoli, incapaci di essere pericolosi sotto porta. Qualche gol arrivò, per la fortuna di Bigon, dai centrocampisti come Domini o dai difensori come il capitano Cuttone. Fino all’8 gennaio 1989 di Holmqvist non ci furono più tracce. Qualcuno a Cesena pensava che se ne fosse andato di nascosto. E invece no, era lì, ad aspettare la sua occasione. La squadra aveva chiuso l’anno con una sconfitta pesante per 3-0 contro il Pescara, suscitando la rabbia del presidente Edmeo Lugaresi. Lo spogliatoio era una polveriera e la posizione di Bigon traballava sempre di più. Alla ripresa del campionato il Cesena ospitò il Milan di Arrigo Sacchi campione d’Italia in carica e che viaggiava verso la conquista della Coppa Campioni.

Insomma, da una parte i più forti al mondo, scesi in campo con Galli, Tassotti, Mussi, Rijkaard Costacurta, Baresi, Donadoni, Ancelotti, Van Basten, Gullit, Evani. Dall’altra un gruppo di mestieranti come Gelain, Limido, Chiti, Rossi e Agostini che cercava di salvare il salvabile per raddrizzare una stagione fino a quel momento disastrosa. Nell’11 titolare dei bianconeri, a sorpresa, venne schierato proprio Hans Holmqvist. Sulla carta non c’era partita, con i rossoneri stra favoriti sui romagnoli. Il copione della gara imposto da Bigon era uno solo: chiudersi e ripartire velocemente, con lo svedese che doveva fare da spalla ad Agostini. Il Manuzzi venne avvolto da una nebbia incessante, ma la squadra di Sacchi, inizialmente, non ne risentì. Gli ospiti dominarono ma dovettero fare i conti con Seba Rossi, futuro baluardo qualche anno più tardi del Milan.

I tiri di Ancelotti, Rijkaard e Gullit vennero tutti rispediti al mittente. Il primo tempo si concluse 0-0, ma più passava il tempo e più si aveva la sensazione che il Milan abbattesse il muro bianconero. La seconda frazione si fece più intensa e, nonostante l’infortunio di Cuttone, la difesa di casa resse agli assedi milanesi, facendo innervosire i giocatori avversari.

IL GOL NELLA NEBBIA DI HANS HOLMQVIST CHE LO FECE DIVENTARE EROE

Al ’70 Agostini scattò sulla sinistra portandosi a spasso due difensori; Hans doveva solamente smarcarsi all’interno dell’area di rigore rossonera e sfruttare la folta nebbia per non farsi marcare. Lo svedese ricevette palla, la controllò e con un sinistro radente l’erba beffò Giovanni Galli. L’apoteosi. Neanche lo stesso Holmqvist poteva crederci di aver segnato il gol vittoria a una delle squadre più forti d’Europa. Fu un successo preziosissimo per la squadra di Bigon in ottica salvezza. E così, da mezzo flop e meteora acclamata, quel “nanerottolo” scandivano divenne l’eroe della tifoseria cesenate. Gli emiliani chiusero il campionato in 13° posizione con 29 punti, ma quel trionfo nella nebbia contro il Milan ridiede entusiasmo ad una squadra che stava vedendo gli spettri della B.

Quel gol, quel gesto, iconico e memorabile, sarà di fatto l’unico acuto dell’avventura italiana di Hans. L’anno successivo il nuovo allenatore Marcello Lippi lo impiegò soltanto una volta da subentrante in una partita contro la Roma disputata il 24 settembre 1989. Dopo 20 presenze e 1 gol segnato, Cesena salutò un totem temporaneo che regalò alla squadra una delle vittorie più rilevanti della propria storia.

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