Gustavo Reggi, un centravanti tutt’altro che incisivo per la Reggina!

Rinforzo offensivo per la neopromossa compagine amaranto, si rivelò un vero flop. Ebbe anche una parentesi in prestito al Crotone.

Gustavo Reggi

La neopromossa Reggina andò a pescare il centravanti Gustavo Reggi nel campionato argentino. Quello che doveva essere il fulcro della manovra amaranto, si rivelò un attaccante del tutto inadeguato al calcio italiano. Dopo aver parzialmente fallito anche nella parentesi a Crotone, trovò la sua dimensione in Spagna.

GUSTAVO REGGI, IL NUOVO “BOMBER” DELLA NEOPROMOSSA REGGINA

Il campionato 99-00 è scolpito indelebilmente nella mente e nel cuore dei tifosi della Reggina. Rappresenta, infatti, la prima storica partecipazione alla Serie A del club amaranto. Merito di un’entusiasmante rimonta nel torneo precedente di B, dopo il cambio di allenatore (da Gustinetti a Bolchi), col 4°posto finale che aveva portato alla promozione. Affidata alle cure di Franco Colomba, la società del presidente Foti si tuffa subito sul mercato al fine di puntellare la rosa e renderla competitiva per la salvezza. Com’è chiaro che fosse, anche la Reggina attinge dall’estero, cercando calciatori che non costino troppo ma che possano essere utili alla causa. Tra i volti nuovi ci sono buoni stranieri come Kallon, in prestito dall’Inter. O come il libero George Vargas, un cileno che si esalta nella battaglia e che è il volto perfetto per guidare la difesa a 3 dei calabresi. Il croato Pralija, esperto ed ex Nazionale, rappresenta una sorta di usato sicuro per il centrocampo.

Ma è davanti che mister Colomba necessita assolutamente di rinforzi. Nella sua idea di 3-5-2, occorre un centravanti forte fisicamente che con il suo lavoro sporco possa aprire varchi al Kallon o al Possanzini di turno. La scelta degli amaranto ricade su Gustavo Reggi, un attaccante argentino, sul quale il DS Martino è pronto a scommettere ad occhi chiusi. Al suo arrivo, lo presenta come un calciatore di grande qualità e con una presunta abilità nel compiere il gesto della rabona. Effettivamente, andando ad analizzare il suo curriculum in patria, Reggi ha tutte le stigmate della piacevole scommessa. Ha vestito le maglie di Ferro Carril Oeste, Independiente e Gimnasia la Plata e ovunque ha avuto un buon rendimento. Nella fattispecie, la sua miglior stagione è stata proprio quella con il Ferro, con cui mise a segno ben 15 gol in campionato. Forte fisicamente, specialista nel gioco aereo e con un importante fiuto del gol, il centravanti fa subito sognare la nuova tifoseria.

UN INIZIO TUTTO SOMMATO INCORAGGIANTE

La Reggina si trova subito ad affrontare, nelle prime due giornate, altrettanti scontri sulla carta proibitivi. L’esordio è al Delle Alpi di Torino contro la Juventus di Carlo Ancelotti, una delle favorite per il titolo. Gli amaranto disputano una gara talmente eroica (termina 1-1, gol di Kallon) che tutti i protagonisti escono a testa altissima. Reggi fa il suo ingresso in campo a 20 minuti dalla fine e risulta molto utile nel tenere palla e far salire la squadra, in quel momento schiacciata dalla pressione bianconera. Nella giornata seguente, il centravanti argentino parte nuovamente dalla panchina. E’ la prima partita della storia della Reggina in A nel proprio stadio. Il Granillo è stracolmo, anche perché dinanzi c’è la Fiorentina di Giovanni Trapattoni, un’altra delle 7 sorelle del campionato. E, soprattutto, c’è in campo un certo Gabriel Omar Batistuta, il centravanti di riferimento per ogni argentino.

Per Reggi è un confronto emozionante con un campione al quale qualcuno, con molta fantasia e coraggio, l’ha anche provato ad avvicinare al suo arrivo in Italia. La squadra di Colomba tiene bene il campo e passa in vantaggio con un rigore trasformato da Kallon, al suo secondo consecutivo. La reazione viola è però veemente e le reti di Firicano e Heinrich ribaltano il risultato già in chiusura di prima frazione. Nel secondo tempo la Reggina prova a spingere ma la squadra di Trapattoni fa buona guardia e la partita sembra ormai compromessa. A 15 minuti dal termine, Colomba opera un cambio molto offensivo: fuori Bruno Cirillo, un difensore, e dentro Gustavo Reggi, un attaccante. Proprio l’argentino, una decina di giri di lancette dopo il suo ingresso, sfrutta una colossale papera di Toldo e ristabilisce la parità. E’ il delirio, il Granillo sogna e il centravanti mette a referto il suo primo gol in A. E’ l’inizio di una storia d’amore? Purtroppo assolutamente no…

LA DURA REALTA’

La Reggina di Colomba disputa un buon campionato. E’ una squadra molto interessante con giovani di assoluto talento. Basti pensare che a centrocampo imperversano le geometrie di due registi dal piede fatato come Pirlo e Baronio. Quello che invece proprio non riesce a ingranare è Gustavo Reggi. Dopo il buon inizio, l’argentino comincia a trovare sempre meno spazio. Appare lento, macchinoso, quasi mai pericoloso. Neanche nel gioco aereo riesce a fare la differenza, dato che si fa quasi sempre anticipare e fatica a capire come fronteggiare difensori fenomenali come Nesta, Cannavaro, Maldini o Samuel. Così, Franco Colomba è costretto sempre più spesso a varare una formula con le due seconde punte in avanti, a creare zizzania.

Un ruolo che Possanzini e Kallon interpretano alla grande, da ottimi contropiedisti quali sono. Reggi, pertanto, si ritrova ormai abbonato al ruolo di centravanti di scorta, almeno fino a gennaio.  Perchè nel mercato di riparazione, il DS Martino decide di andare a prendere un calciatore dalle caratteristiche simili.  Arriva l’albanese Bogdani. Certamente non un fenomeno né tantomeno un attaccante dall’immenso feeling per il gol ma un onesto gregario che sa il fatto suo e sa rendersi assai utile. Colomba lo apprezza sin dall’inizio e lo alterna alla coppia titolare. Per Reggi, si chiude anche il poco spazio avuto fino a quel momento.

Lo si ricorderà soltanto per un tragicomico errore contro il Bologna. Lanciato a rete in contropiede, scivola a pochi metri dal portiere. Per sua fortuna la Reggina vince lo stesso il match  grazie a Pirlo e la sua “gaffe” viene accolta da sincere risate. L’argentino viene confermato anche nella stagione seguente, che vede la Reggina nuovamente alle prese con la Serie A. Più che una scelta tecnica, la permanenza di Reggi è una necessità, dato che nessun club si è fatto vivo per prelevarlo. L’ex Gimnasia resta in rosa fino al mercato di riparazione, accontentandosi solo di una manciata di scampoli di gara. Poi finisce inevitabilmente sul mercato.

IL PRESTITO DI GUSTAVO REGGI AL COSENZA

Per il calciatore argentino c’è ancora una squadra calabrese alla porta. Finisce in prestito al Crotone, compagine che milita in Serie B ed è affidata alle cure di un tecnico valido come Papadopulo, subentrato a Cuccureddu. I rossoblù stanno disputando un ottimo campionato e navigano nelle zone alte. Qualcuno, forte un po’ intrepidamente, sogna perfino un possibile inserimento nella lotta promozione. Così, si decide di regalare un nuovo tassello offensivo all’allenatore. Gustavo Reggi, almeno sulla carta, rappresenta un lusso per il campionato cadetto. Il primo impatto del nuovo centravanti non è particolarmente rilevante, tant’è che per vederlo sul tabellino dei marcatori occorre attendere per oltre 2 mesi. A marzo, però, l’argentino vive un vero e proprio momento di gloria.

Si sblocca nel match casalingo contro la Pistoiese, mettendo a segno il gol dell’1-0 che decide la sfida. La settimana seguente bissa a Genova contro la Sampdoria, trasformando un rigore che però non impedirà la sconfitta per 2-1. Nella successiva partita contro il Monza è ancora una volta determinante dato che il suo gol permette ai calabresi di vincere per 2-1. L’ottimo momento di forma, però, rappresenta soltanto una sorprendente eccezione. Gustavo, infatti, da lì a fine campionato torna a mostrarsi per quello che era a Reggio Calabria. Un attaccante lento, raramente pericoloso e talvolta impacciato. Non mette a segno più alcun gol e il Crotone chiude al 9°posto e lo rispedisce al mittente, dove però, ormai, nessuno lo vuol più. La Reggina, ormai scesa in B, se lo ritrova in rosa ma non ha alcun piano tecnico per lui.

LA NUOVA DIMENSIONE IN LIGA E LA CARRIERA DA ALLENATORE

Dopo due soli gettoni totalizzati nei primi mesi di campionato, Reggi lascia definitivamente il calcio italiano. In fin dei conti il suo addio è una liberazione per tutti. Il calciatore può andare a caccia di nuovi stimoli e di un ambiente che sappia valorizzarlo meglio. La Reggina si libera di un ingaggio anche piuttosto pesante se rapportato al rendimento in campo. I tifosi, infine, che finalmente non devono vedere più quel “pennellone” argentino girovagare per il terreno di gioco senza sapere bene cosa fare. Il breve ritorno in Argentina, all’Union Santa Fe’, è però ancora una volta negativo. Gustavo Reggi è esattamente il tipo di calciatore visto a Reggio Calabria e a quel punto perfino in patria iniziano a pensare di essersi sbagliati sul suo conto e che quei primi ottimi anni di carriera fossero solo un’eccezione. Sarà però con l’approdo in Spagna che la parabola del centravanti tornerà ad essere in salita.

Arrivato al Las Palmas, infatti, Gustavo Reggi ritrova gli stimoli perduti e si rivela un acquisto decisamente interessante, soprattutto in rapporto qualità-prezzo. Ben 11 gol che gli valgono il passaggio al Levante. Anche qui continua a far bene, rimanendo nel club per ben 4 anni. Segue una breve avventura (negativa) al Castellon prima del ritorno in patria al Quilmes e soprattutto al San Martin. Qui chiuderà la carriera con un buon score realizzativo per poi diventare allenatore. Dopo una breve parentesi alla guida dell’Huracan, Reggi diventa collaboratore di Troglio e si fa apprezzare come un abilissimo stratega. Si dice che proprio il suo grande lavoro abbia permesso al tecnico argentino di vincere tutto in Honduras alla guida dell’Olimpia. I due sono poi passati al San Lorenzo. Certamente una carriera, quella da coach, molto più interessante di quella da calciatore per Reggi, quantomeno se rapportata alla sua avventura italiana!

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