Gustavo Neffa, la scommessa persa della Juventus che ispirò un rapper

Arrivato alla Juventus in pompa magna nel 1989, non si rivelò altro che un eterno incompiuto. La storia di Gustavo Neffa e la sua influenza nella musica

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GUSTAVO NEFFA, IL GRANDE BLUFF DELLA JUVENTUS

Gustavo Neffa dirà poco in ambito calcistico. La sua fama è sì legata al mondo del pallone ma in un certo qual modo si discosta ampiamente da tutte quelle sfaccettature che dovrebbero legare un calciatore alla propria professione. Ma andiamo per gradi. Il calcio italiano anni ’80 e ’90 è stato farcito di stranieri arrivati da tutte le parti del mondo, grazie all’apertura delle frontiere nel 1980 che ha portato ad una spasmodica caccia “al colpo” di mercato fra campioni, meteore, calciatori “folkloristici” e bidoni veri e propri. Ma alla fin fine, anche questo rappresentava il fascino del nostro campionato. Squadre imbottite di giocatori mai sentiti prima che sul campo erano delle vere e proprie comparse. Chi azzeccava l’acquisto, invece, scovava quel talento inaudito di tre spanne superiore alla media e che di conseguenza avrebbe fatto la storia del club.

Il prestigio della Serie A di quei tempi era dato dal fatto che quasi tutte le squadre potevano vantare nei roster dei giocatori di livello. Non solo i vari Van Basten, Maradona, Careca, Gullit e mille altri fenomeni in grandi piazze, ma anche gli Hagi, Aguilera, Fonseca e Skuhravy di turno diedero il loro contributo in formazioni meno blasonate ma contraddistinte da presidenti (quasi tutti imprenditori) capaci di sborsare un quantitativo di denaro per rendere equilibrato l’intero torneo: Aldo Spinelli ne è un esempio lampante. Tornando al nostro protagonista, Gustavo Neffa è stato un attaccante paraguaiano dalle spiccate doti fisiche e atletiche. Classe 1971, quando aveva appena otto anni vide la nazionale del suo paese raggiungere l’apice vincendo la Copa America del ’79. Questo traguardo spinse Neffa a dare tutto per diventare un calciatore professionista.

Cominciò a tirare i primi calci all’Olimpia all’età di 16 anni, dando subito dimostrazione che di margine per migliorare ce n’era in abbondanza. Di mestiere era un centravanti, di quelli di razza, capaci di non toccare mezza palla nell’arco dei 90 ma in grado di buttarla dentro alla prima occasione. Abbinava velocità ad una tecnica individuale superlativa e di lui se ne accorsero diversi club del paese ma non solo.

QUELLE PESANTISSIME ETICHETTE

Con l’Olimpia Asuncion, Neffa vinse due campionati nazionali in due anni e nel 1989 venne notato, su scrutinio segreto, dalla Juventus. Su segnalazione di Giampiero Boniperti, uno di quelli che non si fidava di nessuno se non di sé stesso, i bianconeri si assicurarono un 18enne che in pochi avevano visto giocare in Europa. D’altronde in quegli anni i calciatori o venivano visti dal vivo, oppure venivano segnalati per un giro di voci, per fiducia, la tecnologia video era ancora in fase di concepimento. L’interesse nei confronti del calcio sudamericano, e delle opportunità che offriva, cresceva sempre di più, d’altronde quella era la patria in cui amore e passione si fondevano in un’unica disciplina, il calcio. Giovanni Trapattoni aveva lasciato da poco la guida della Juventus, affidata a Dino Zoff. In più, Michel Platini e Gaetano Scirea, due icone, si erano ritirate.

L’annata 89-90 fu di grande rinnovamento per la Vecchia Signora, la quale si liberò dei vari Cabrini, Favero, Altobelli e Laudrup. In compenso, arrivarono Schillaci, Casiraghi, Alejnikov, Alessio e questo ragazzino, Gustavo Neffa. Il giovane arrivò in Italia sommerso di aspettative. Nello Governato, famoso direttore sportivo, ebbe l’audacia di paragonarlo a Diego Armando Maradona. Un’etichetta che non poteva che mettere ulteriore pressione a carico del paraguaiano. Nella Juve, in quella Juve, però, ci fu poco spazio e la dirigenza lo girò in prestito alla Cremonese. L’allenatore, Tarcisio Burgnich, vide in Neffa movimenti che gli ricordavano Gigi Riva, splendido attaccante del Cagliari e della Nazionale italiana. Gustavo mise minuti nelle gambe, anche se in spezzoni. La titolarità la vide nel gennaio del 1990 contro l’Atalanta e il mese successivo, a San Siro contro il Milan, estrapolò una prestazione sensazionale colpendo due pali nonostante la sconfitta della Cremonese.

Quella gara la vide Gianni Agnelli, uno che non badava a paragoni. Pronti e via lo accomunò a Omar Sivori, altro fenomeno che scrisse pagine e pagine di storia del calcio. Per Neffa non poteva che essere un sogno ma anche un peso, se guardiamo l’altro lato della medaglia.

IL RITORNO ALLA JUVE E LO “SCARTO”

Insomma, come poteva andare a finire la storia di un giovane sobbarcato di elogi e paragoni a calciatori che non erano dei comuni mortali come gli altri (vedi Maradona o Sivori)? Male. Perché dopo una prima stagione in Italia condita da un gol contro il Lecce in 16 partite, le aspettative Neffa non le seppe mantenere. O meglio, non riuscì a dimostrare di essere a quel livello che gli “altri” (allenatori, dirigenti, stampa) pensavano. Assieme agli altri due stranieri cremonesi, lo svedese Anders Clean e l’argentino Gustavo Dezotti, Gustavo ebbe la capacità di elevarsi, rimanendo il classico “vorrei ma non posso”. Immaturo, acerbo, non all’altezza della situazione. A Cremona ci rimase un’altra stagione, anche se in B. Una seconda possibilità per dire alla dirigenza: “Con me non avete sbagliato”.

Durante l’allenamento in epoca cremonese, Neffa e il portiere Rampulla giocano con la telecamera

In 24 partite disputate, pochissime furono da titolare. Segnò appena due gol contro Foggia e Barletta ma comunque si dimostrò decisivo per la risalita dei grigiorossi in Serie A. Nel gennaio del 1992, Neffa fece ritorno a Torino, con la Juventus convinta di aspettarsi un giocatore pronto dopo l’esperienza di più anni alla Cremonese. Nulla di tutto ciò. Gustavo rimarrà un eterno incompiuto, forse per colpa sua, forse per colpa di altri e di pochi fiducia attribuitagli. Ai bianconeri arrivò un’offerta dall’Union de Santa Fé e dopo giorni a trattare sulla cifra, il giocatore venne ceduto. Il paraguaiano chiuse la sua esperienza in Italia con 50 presenze e 4 reti in maglia grigiorossa.

All’Union tornò il vero Neffa, quello brillante ammirato con l’Olimpia. Evidentemente, quel contesto sudamericano, quel tipo di calcio, sporadico e poco incline alla tattica, era quello che gli calzava a pennello. Passò poi al Boca per tre anni, dal 1992 al 1995, dove ritrovò smalto e forma fisica, anche se qualche infortunio di troppo limitò la sua ascesa.

UN NOME CHE ISPIRO’ IL RAPPER ITALIANO

Gli ultimi anni di carriera di Neffa furono poco stimolanti. Ormai aveva capito che il treno per poter esplodere nel grande calcio europeo era passato. L’ultimo chiamato “Juventus” non aveva portato bene e il destino non gli riservò una seconda chance per redimersi. D’altronde il calcio sa essere crudele per questo. Dopo aver vinto due titoli con il Boca, girò Estudiantes de La Plata, Sol de América, Olimpia e Dallas Burn. Il passaggio alla squadra della Major League Soccer fu dovuto principalmente al piano di carriera della moglie, anche lei calciatrice negli States. All’età di 28 anni, Neffa appese gli scarpini al chiodo, seppur con qualche rimpianto.

Descritto come un’eterna promessa mancata, Neffa verrà ricordato in Italia solo dai tifosi della Cremonese e, forse, della Juventus. Tuttavia, ancora oggi, il suo nome è sulla bocca di molti italiani. Per chi è amante della musica, uno dei precursori dell’hip-hop nel Belpaese ha iniziato a usare il cognome dell’attaccante come nome d’arte. Nel 1991 Giovanni Pellino fu il batterista dei Negazione, una band hardcore di Bologna. A quel tempo, i suoi compagni di band smisero di chiamarlo Jeff e lo soprannominarono Neffa, dal nome del paraguaiano. Quando passò al rap, Giovanni decise di assumere il nuovo soprannome affibbiatogli. Insomma, Neffa calciatore non sarà pure entrato nel cuore dei tifosi ma se il suo omonimo in versione cantante ha avuto successo, buona parte del merito è stata sua.

Tra l’altro, nemmeno troppo tempo fa i due si sono incontrati. Mentre era in vacanza a Roma, un amico gli raccontò del cantante italiano che usava il suo cognome. Il paraguaiano si è incuriosito ed è entrato in contatto con il rapper attraverso il suo sito ufficiale. L’italiano Neffa ha prontamente risposto all’e-mail e si è persino recato in Florida per visitare la scuola calcio fondata dal sudamericano. Di sicuro, Neffa-calciatore si aspettava un epilogo diverso della sua avventura tricolore.

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