Giampietro Manenti, il grande bluff che divenne presidente del Parma…

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Nel corso della sciagurata stagione 2014-2015, il Parma, ad un passo dal fallimento, cambiò ben 5 presidenti, tra cui Giampietro Manenti. Giunto nel gennaio del 2015, promise continuamente di sistemare la situazione economica, salvo poi svelarsi per quello che era: un grande bluff. A fine anno, la società emiliana fu costretta a ripartire dalla Serie D…

GIAMPIETRO MANENTI, LA BOLLA D’ARIA DEL PARMA 2014-2015

Può un presidente di una società di calcio essere considerato un “bidone” come un qualunque calciatore? In questo specifico caso, non abbiamo alcun dubbio. Giampietro Manenti è stato tutto ciò che nel mondo pallonaro è sinonimo di negatività: un bidone, una meteora, un flop, un bluff, una bolla d’aria e via discorrendo. Un ricordo che metterà i brividi ai tifosi del Parma, riportandoli indietro di qualche anno, al periodo più duro della loro storia. E pensare che solo 6 mesi prima, l’allora club del presidente Tommaso Ghirardi, spinto dai lampi di genio di Antonio Cassano e dal rigore tattico di Donadoni, chiudeva al 6° posto la Serie A 13-14. Un risultato straordinario, che riportava i Ducali in Europa a distanza di diverse stagioni o, almeno, così sarebbe dovuta andare.

Perchè, improvvisamente, esce fuori una verità tenuta nascosta per un lungo lasso di tempo: il Parma versa in una gravissima crisi economica. I gialloblù non ottengono la licenza UEFA e vengono sostituiti dal Torino di Ventura. Insomma, le premesse per quello che sarò il finale della vicenda ci sono già tutte ma in pochi immaginano che una situazione drammatica si trasformi in un tragicomico circo. La nuova stagione inizia nel peggiore dei modi: la squadra non riceve gli stipendi e sembra ormai conscia del proprio destino. Finisce presto in fondo alla classifica e il gruppo rumoreggia, chiedendo i soldi che spettano. Ghirardi, che pure aveva ben coperto tutto in passato con la sua aria bonaria, è costretto a cedere la società. Arrivano, uno dietro l’altro, ben 3 presidenti: Pasquale Giordano, Ermir Kodra e Rezart Taci.

Proprio quest’ultimo, imprenditore albanese, promette mari e monti. Rinforza anche la squadra con qualche colpo a effetto come  Cristian Rodriguez, Varela, Nocerino e il connazionale Lila. Di pagare gli stipendi, però, neanche a parlarne. Così, anche il quarto bluff stagionale molla la presa. Improvvisamente, la città è scossa dall’ennesimo cambio di vertice. A Parma arriva un certo Giampietro Manenti. Considerando che le speranze sono le ultime a morire, viene accolto come un salvatore della patria. Presto, escono fuori anche le cifre della trattativa. L’imprenditore brianzolo ha acquistato il Parma per la cifra di 1 euro, rilevando le quota dalla Dastraso Holdings e diventandone l’unico proprietario e amministratore…

L’UOMO CHE DAVA DEL MALINFORMATO A CHIUNQUE

Ma chi è Giampiero Manenti, il nuovo presidente di quel Parma? Classe 60, nato a Limbiate, ha un passato nel mondo del calcio. Talento in erba nelle giovanili del Milan, si trasferì poi nelle juniores di Avellino e Salernitana. Un brutto infortunio ne interruppe prematuramente la carriera. Inizialmente, portò avanti la passione per il pallone, diventando allenatore di un piccolo club di terza categoria, l’AS Molino. Successivamente, si concentrò sull’attività lavorativa. Ritiratosi dall’università, padre di 3 figli e con ben 3 matrimoni alle spalle, è il titolare della Mapi Group. Questa altro non è che una piccola azienda di consulenze, con sede legale a Nova Gorica, in Slovenia. Già da ciò, appare evidente che Manenti non possa avere alle spalle la solidità economica per potersi avventurare in una simile situazione, guidando un club di A.

Proprio questi dubbi, che in pochi giorni iniziano a echeggiare in tutta la città, vengono sollevati dal giornalista del Corriere della Sera, Mario Gerevini. Il preparato inviato, infatti, aveva studiato a fondo tutta la situazione, scoprendo che la Mapi Group era una società del tutto inconsistente. Tra i due, durante la conferenza stampa di presentazione, volano letteralmente scintille. Giampietro Manenti si presenta con una giacca sgualcita e un sorriso da “superiore” perennemente stampato sul volto. Alle domande di Gerevini e degli altri colleghi, risponde stizzito, limitandosi a dare del “malinformato” a chiunque. Proprio questa sua espressione, diventerà leggendaria nel corso delle tante interviste rilasciate nelle poche settimane a Parma. Di spiegazioni concreto, però, non se ne sentiranno mai.

LA MESSA IN MORA E L’ARRESTO

Giampietro Manenti, che già prima di acquistare il Parma aveva tentato la scalata al Brescia, manifesta sempre una certa tranquillità. Si paventa certo che i soldi stiano arrivando, ma i giorni passano e non si vede l’ombra di un centesimo. Intanto, la situazione calcistica inizia a farsi terribile. Antonio Cassano, come ampiamente prevedibile, è il primo a sbottare. Prima prova a metter su una sorta di ammutinamento di squadra, poi, capendo che i suoi compagni intendono comunque onorare la maglia, si tira indietro. E’ il primo a mettere in mora la società, ottenendo lo svincolo per inadempienze economiche. Nelle settimane seguenti, lo imitano Belfodil, Biabiany e Felipe mentre Rodriguez tornerà all’Atletico Madrid in fretta e furia. Ormai a tutti è ben chiaro che quei soldi che Manenti continua a promettere, non arriveranno mai.

Le comparse televisive, spesso tramite interventi telefonici, del presidente nelle varie emittenti, finiscono tutte allo stesso modo. Incalzato dalle domande dei giornalisti in studio, Manenti finisce sempre per spazientirsi, snocciolare le solite frasi fatte e spesso chiudere la chiamata. In città, intanto, si scopre che il proprietario della Mapi Group ha pensato bene di acquistare anche una nuova auto. Il finale, purtroppo, è già scritto. Dopo neanche due mesi dal suo insediamento, Manenti viene arrestato dalla Guardia di Finanza. L’accusa è di auto-riciclaggio e di concorso in tentato reimpiego di capitali illeciti e indebito utilizzo di carte di credito. E’ la pietra tombale sul destino del Parma. Non che ormai la piazza avesse aspettative sull’operato di Manenti, ma a Marzo il destino è segnato.

Il presunto presidente dei Ducali finisce nel carcere di San Vittore. Come spesso accade in Italia, vi resta solo per 15 giorni, anche se le indagini sono tutt’oggi in corso. Ben più dura la mano della FIGC, che lo squalifica per ben 5 anni con la seguente accusa. “per avere tentato, utilizzando i POS della società fallita, di versare nelle casse sociali della stessa, somme di denaro di provenienza illecita tramite carte di pagamento clonate e per aver tentato di ricevere somme di provenienza illecita presso la Banca Monte dei Paschi di Siena mediante frodi informatiche con l’ausilio di una organizzazione criminale in ciò specializzata”. In tutto questo lasso di tempo, Manenti ha continuato a professarsi innocente, tirando in ballo anche i conti dell’Inter per scagionarsi dalle colpe e ipotizzando un suo futuro rientro nel mondo del calcio.

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