Elvis Brajkovic, il goffo rinforzo invernale per la difesa del Verona 96-97!

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Il croato Elvis Brajkovic arrivò nel mercato di riparazione per rinforzare la disastrata difesa dell’Hellas Verona di Gigi Cagni. Un colpo che avrebbe dovuto portare esperienza ma che, escluso un ottimo esordio contro il Milan, si rivelò pessimo. Lento, svagato, goffo, l’ex Monaco 1860 totalizzò soltanto 10 presenze prima di venire rispedito al mittente!

ELVIS BRAJKOVIC, IL COLPO DI RINO FOSCHI PER IL VERONA DI CAGNI

Il mercato invernale, si sa, è spesso terreno fertile per l’approdo di leggendari bidoni o di indimenticabili meteore. I club, infatti, si ritrovano spesso a dover puntellare la squadra con pochi mezzi economici e tentano di sopperire con la forza delle idee. E’ il caso del Verona 96-97, una squadra che, almeno in apparenza, sembrava ben assortita per non sfigurare nella massima divisione. La neopromossa compagine scaligera, allenata da Gigi Cagni, incontrò, però, molte più difficoltà del previsto sul campo. Un rendimento balbettante nonostante un organico discreto. Elementi come Eugenio Corini, Pippo Maniero, Totò De Vitis, Pierluigi Orlandini, Paolo Vanoli, Jonathan Binotto o Antonio Paganin non bastarono per scrollarsi dalle zone calde della classifica. Così, nel tentativo di rinforzare la squadra, il DS dell’Hellas, Rino Foschi, decise di tornare sul mercato.

Oltre al duttile Raffaele Ametrano, capace di giocare sia da terzino che da centrocampista, la società puntò a sistemare il pacchetto arretrato a disposizione di Cagni, il vero tallone d’Achille. Per farlo, si decise di andare a pescare direttamente all’estero, più precisamente in Germania. Dalle parti di Monaco di Baviera, infatti, c’era un difensore centrale dalla discreta esperienza che era in esubero dal Monaco 1860, la seconda squadra della città. Elvis Brajkovic, croato di Fiume, sembrò il colpo giusto per il Verona di Foschi, anche per via delle convenienti modalità con cui si concluse la trattativa. Un comodo prestito con diritto di riscatto, da poter eventualmente esercitare in caso di (difficile) salvezza del club. Così, nella città veneta, il 14 gennaio sbarcò un corpulento centrale dai capelli lunghi e dal fisico imponente…

UN NAZIONALE CROATO DIRETTAMENTE DALLA GERMANIA

Ma chi era precisamente Elvis Brajkovic, il nuovo acquisto del Verona? Fu questa la fisiologica domanda che si posero i tifosi dell’Hellas. Andando ad analizzare più attentamente il colpo, i presupposti sembravano decisamente incoraggianti. D’altronde, si parlava di un elemento ormai nel giro della Nazionale croata da oltre 2 anni e reduce da un’esperienza in Bundesliga. Elvis, il cui nome era un chiaro omaggio all’immenso Presley da parte dei genitori, si impose all’inizio degli anni 90 come uno dei migliori difensori del campionato locale. Con la maglia del suo Rijeka inanellò un biennio di ottime prestazioni che lo portarono ad esordire con la Croazia. Un debutto decisamente poco fortunato, visto che i biancorossi furono travolti per 4-1 dalla Slovacchia in amichevole e il nostro eroe fu uno dei peggiori in campo.

Ciò nonostante, il CT Blazevic continuò a chiamarlo con continuità, pur considerandolo una riserva della ben più collaudata coppia formata da Bilic e Stimac. Un anno dopo, nell’estate del 95, la crescita del ragazzo proseguì col fisiologico trasferimento all’estero, in un campionato ben più competitivo come la Bundesliga. Ad ingaggiarlo, il Monaco 1860, compagine che in quegli anni non è che se la passasse poi troppo bene. Anche in questo caso, l’esordio di Brajkovic fu piuttosto disastroso e coincise con un pesantissimo 5-1 inflitto dal Borussia Dortmund. Approfittando della rosa corta e della fiducia dello staff tecnico, il buon Elvis mantenne la maglia da titolare per tutta la stagione. Un rendimento senza infamia e senza lode che lo portò a totalizzare 27 presenze e a strappare una convocazione per Euro 96, dove però non scese mai in campo.

L’APPRODO ALL’HELLAS, NEL MERCATO INVERNALE

Dopo l’Europeo inglese, vissuto da spettatore non pagante, il difensore croato tentò di strappare un contratto in Premier League. Finito anzitempo ai margini del progetto del Monaco 1860, Brajkovic sostenne un periodo di prova col Manchester City, ad inizio preparazione. Giorni di sacrificio e impegno ma che non servirono a convincere lo staff tecnico dei Citizen a tesserarlo. Così, pur di non rimanere in tribuna tutto l’anno, Elvis decise di fare ritorno in patria e si accordò nuovamente con il Rijeka, la squadra che lo aveva lanciato. Un ritorno, però, che non fu particolarmente fortunato, visto che il ragazzo ebbe alcuni acciacchi fisici che gli impedirono di esprimersi al meglio e di trovare la necessaria continuità. Poi, a gennaio, per Elvis Brajkovic si aprirono le inaspettate porte della Serie A, con la chiamata del DS del Verona, Rino Foschi.

Un colpo di esperienza, che avrebbe dovuto puntellare la sofferente difesa di Gigi Cagni. Il ragazzo si presentò al centro tecnico dopo un mese di inattività e dichiarò subito di non essere pronto per giocare. Di contro, la società decise di non caricarlo di eccessive responsabilità e lo stesso presidente Mazzi, durante la presentazione alla stampa, avvisò la piazza che l’acquisto non avrebbe cambiato di molto le carte in tavola. Si trattava di un colpo utile ma non in grado di fare la differenza. In realtà, andando nello specifico, la dirigenza scaligera riponeva grosse aspettative in quel ragazzo. Il suo nome, infatti, era sul taccuino degli osservatori dell’Hellas da ben 2 anni, quando se ne innamorarono durante una partita di qualificazione agli Europei tra la Croazia e l’Italia. In quell’occasione, il buon Brajkovic giocò un’ottima gara, annullando quasi totalmente Casiraghi.

IL GRANDE ESORDIO DI ELVIS BRAJKOVIC CON IL VERONA

La domenica seguente il suo arrivo, Brajkovic osservò i suoi nuovi compagni perdere di misura per 1-0 al Tardini contro il Parma. Una sconfitta onorevole, arrivata curiosamente con un gol del suo connazionale e compagno nella Croazia, Mario Stanic, con cui condivideva anche il procuratore Naletilic. Intanto, però, Gigi Cagni iniziò ad osservarlo da vicino durante gli allenamenti di squadra e, pur conscio che la condizione atletica non era delle migliori, ne rimase impressionato. Elvis sembrava un difensore tatticamente evoluto, molto esperto, duro al punto giusto e perfino abile nell’impostazione. Fatto sta che, ritenendolo superiore ai difensori a disposizione, decise di schierarlo da titolare, a sorpresa, già dalla partita successiva.

Una sfida non banale, visto che al Bentegodi arrivava niente poco di meno che il Milan. Un incrocio che rievocava gare di ben altro stampo, riconducibili alla seconda metà degli anni ’80. Nell’occasione, però, la classifica recitava un copione decisamente più mesto e meno appetibile. Se il Verona era ancorato nei bassifondi e tentava un’improbabile risalita, i rossoneri non è che se la passassero poi molto meglio. Di nuovo affidati alle cure di Sacchi, i milanisti stavano vivendo una stagione orrida, collezionando brutte figure un po’ ovunque e scivolando sempre più verso la zona destra della classifica. Il giorno del suo debutto con la maglia del Verona, Elvis Brajkovic disputò una partita semplicemente perfetta. Posizionato alle spalle dei 3 difensori, nel ruolo di libero, il croato fu una sicurezza.

IL SEGUENTE FLOP E LA RETROCESSIONE DEGLI SCALIGERI

Brajkovic andò a chiudere qualsiasi falla che si venne a creare, togliendo i rifornimenti e la profondità ad elementi di valore come Baggio e Dugarry. Il 3-1 finale in favore del Verona fece sperare l’ambiente in un girone di ritorno differente e caricò il nuovo acquisto di importanti attese. Peccato che quell’esordio fu un enorme fuoco di paglia. Già la domenica successiva, Brajkovic naufragò mestamente dinanzi al Bologna di Kenneth Andersson nell’umiliante sconfitta per 6-1. Un flop che divenne abitudine anche nelle altre sfide, in cui il croato fu sempre tra i peggiori in campo. Nella fattispecie, fu praticamente ridicolo contro il Cagliari, sbeffeggiato di continuo da Dario Silva. Dopo averlo visto stentare pericolosamente anche contro Reggiana e Fiorentina, Cagni iniziò a farne sempre più spesso a meno.

Assodato che Elvis Brajkovic non era il difensore impeccabile che tutti speravano in casa Verona, Gigi Cagni tornò ad affidarsi ai vari Fattori, Paganin e Caverzan. Le cose, però, non migliorarono e l’Hellas continuò la mesta discesa in classifica. Con la retrocessione ormai ad un passo, il tecnico decise di rispolverare il croato il 25 maggio, nella sfida contro la Lazio di Dino Zoff all’Olimpico. Una partita che iniziò subito malissimo, con l’ex Monaco 1860 che mancò goffamente l’intervento al 4°, permettendo a Signori di siglare l’1-0. Il 4-1 finale coincise con la matematica retrocessione in B della squadra, che rese inutile l’ultima di campionato contro il Parma, conclusa comunque con una sconfitta.

L’ADDIO AL CAMPIONATO ITALIANO E LA MEDIOCRE SECONDA PARTE DI CARRIERA

Fu anche l’ultima presenza in Italia di Brajkovic, che poi se la svignò, facendo ritorno in Croazia. Firmò un contratto con l’Hajduk Spalato, dove formò una buona coppia col giovane emergente Igor Tudor. Successivamente, Elvis visse un ottimo biennio in Messico, vestendo le maglie di Santos Laguna e Atlante. Pur non parlando una parola di spagnolo, il difensore si impose tra i più affidabili dell’intero campionato messicano. Decisamente meno fortunata, invece, si rivelò la seguente esperienza in Israele, che lo portò a riflettere sulla sua competitività ad alti livelli. Conscio di aver già dato il meglio e di aver superato la trentina ormai da tempo, fece ritorno in patria e vestì diverse casacche, tra cui quella del suo Rijeka per la terza volta.

Si ritirò a 40 anni suonati, ricoprendo il doppio incarico di giocatore e di Direttore Sportivo nel modesto Primorac. Una carriera lunga e per certi versi anche discreta ma che lo ha visto vivere i momenti più complicati proprio durante la sua militanza in Italia. Elvis Brajkovic, infatti, può considerarsi uno dei peggiori difensori della storia dell’Hellas Verona, con cui totalizzò soltanto 10 presenze, per lo più disastrose. Lento, pachidermico, macchinoso, tatticamente poco evoluto, fisicamente in ritardo, fu praticamente ridicolizzato da quasi tutti gli avversari che si trovò davanti! Un vero incubo, seppur ricordato da pochi!

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