Christophe Dugarry, la grande meteora del Milan 96-97, preferito a Zidane

Dopo aver colpito e affondato il Milan in Coppa UEFA con il Bordeaux, una volta vestita la casacca rossonera non si rivelò altro che una grande meteora

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CHRISTOPHE DUGARRY, LA SCOMMESSA FALLITA DAL MILAN

Il calcio a volte sa essere crudele. Quante volte è capitato che un calciatore apparentemente sconosciuto diventasse oggetto di desiderio di mezza Europa dopo una partita in cui è stato decisivo? Quanti giocatori hanno fatto girare sulle pagine dei giornali il proprio nome dopo aver inflitto del dolore (sportivo) alle grandi squadre? E di conseguenza, quanti calciatori hanno sedotto gli stessi club trafitti da loro in prima persona, magari con un gol decisivo in un match cruciale di Coppa UEFA o Champions League? Tanti, tantissimi. Ecco a quest’ultima domanda può rispondere benissimo il Milan, che nella stagione 95/96 rimase stregato dalle qualità di un attaccante che gli aveva appena inflitto una doppietta mortifera che valse l’eliminazione dei rossoneri dalla Coppa UEFA. Stiamo parlando di Christophe Dugarry, centravanti francese degli anni ’90 e 2000 che si regalò una notte indimenticabile nel marzo del ’96.

Il giorno 19 di quell’anno, il Bordeaux ospitava il Milan nel ritorno dei quarti di finale di Coppa UEFA. L’andata a San Siro era finita 2-0 a favore dei rossoneri, dunque ai transalpini toccava fare un’impresa per ribaltare le sorti della qualificazione. Era un Milan stellare, guidato da quella che sarebbe stata l’ultima gestione di Fabio Capello, culminata con la vittoria del campionato, il quarto degli ultimi cinque anni. Gli arrivi di Baggio e Weah sopperirono al ritiro ad inizio stagione di Marco Van Basten, reduce da due annate di inattività a causa dei soliti problemi legati alla caviglia destra. Tornando alla partita, era un Davide contro Golia: una squadra che aveva iniziato il suo percorso appena nove mesi prima, contro una corazzata abituata a competere in Coppa Campioni.

In compenso, la Coppa UEFA era l’unico trofeo di stampo europeo che mancava nella numerosa bacheca milanista. I francesi cercarono di aggrapparsi al talento delle loro stelle: Zinedine Zidane, Bixente Lizarazu e Christophe Dugarry. Quest’ultimo era un attaccante che in Francia faceva gola a diverse formazioni; non un bomber d’area, ma più un “nove e mezzo” abile a manovrare e mandare in porta i compagni.

IL DISASTRO IN COPPA UEFA

Quella che sembrava essere una passeggiata per il Milan si tramutò in un incubo vero e proprio. Il Bordeaux dominò completamente i rossoneri, vincendo incredibilmente 3-0 e spedendo a casa gli italiani. Decisivo ai fini della vittoria fu Dugarry, autore di una doppietta nel giro di 6 minuti (64′ e 70′) che condannò alla resa il Diavolo. La prima rete, invece, venne siglata da Didier Tholot, su assist di Lizarazu. Zizou, invece, era stato protagonista nei due gol di Christophe. Il Milan concluse dunque la stagione con l’amaro in bocca della Coppa UEFA. In estate, Capello passò al Real Madrid dopo 5 anni, e al suo posto venne chiamato l’uruguaiano Oscar Tabarez. Anche la rosa subì una variazione importante, con gli innesti di Edgar Davids, Michael Reiziger, Pietro Vierchowod e Jesper Blomqvist.

Tabarez sentì subito la pressione di una piazza che appena pochi mesi prima aveva festeggiato lo Scudetto. L’obiettivo era cercare di continuare l’opera di vittorie imbastita da Don Fabio. Il neo allenatore milanista chiese subito un centravanti a Galliani, visto che il solo Weah non bastava. Il dirigente rossonero, non potendo scegliere tra grandi nomi, si ricordò di quell’attaccante che aveva sentenziato il Milan in Coppa UEFA. Così, con 6 miliardi di lire convinse il Bordeaux a liberarsi di Dugarry. Anche gli altri due gioielli francesi fecero le valigie: Lizarazu andò all’Athletic Bilbao, Zidane alla Juventus. Prima che Zizou sbarcasse a Torino, però, il Milan cercò di piazzare il doppio colpo dal Bordeaux che prevedeva anche Zidane.

Si scatenò un’asta clamorosa tra bianconeri e rossoneri per il centrocampista francese. Il Milan, alla fine, mollò la presa considerando che avendo Baggio e Savicevic in rosa, quel ruolo era coperto. Anche la volontà di Dugarry fece la differenza, con l’attaccante che rifiutò più volte di trasferirsi alla Juventus. Christophe si presentò senza troppi peli sulla lingua: “Voglio giocare, e non ho alcuna paura della concorrenza di George Weah”. Insomma, parole che facevano capire l’ambizione che aveva il 24enne nativo di Lormont.

LO SCETTICISMO INIZIALE

In tutto l’ambiente Milan, però, vigeva un forte scetticismo sul reale valore del giocatore, visto che oltre a quella doppietta in Coppa UEFA, aveva dimostrato ben poco. I rossoneri partirono con un buon piglio in campionato (4 vittorie nelle prime 6), anche se non diedero quella sensazione di essere così forti come gli anni precedenti. A livello di caratteristiche, Christophe poteva dire la sua nel campionato italiano: 188 cm, grande potenza nelle gambe e ambidestro nel calciare. Il francese, con tutta la sua positività di sfondare in un grande club, faticò a trovare spazio, venendo condizionato anche da diversi problemi muscolari. La coppia Simone-Weah funzionava alla grande, di conseguenza per Dugarry lo spazio per mettersi in mostra si riduceva.

Il percorso in campionato cominciò a farsi difficoltoso per il Milan, così come nel girone di Coppa Campioni, dove i rossoneri dovettero sudarsela con Rosenborg e Goteborg per ottenere il secondo posto alle spalle del Porto. Il primo squillo di vita di Dugarry al Milan avvenne il 3 novembre 1996, quando in una partita che stava finire male contro l’Atalanta, il francese si conquistò un calcio di rigore che Albertini trasformò per l’1-1 finale. Si fece sentire anche il presidente Berlusconi, visibilmente innervosito per i tanti alti e bassi della stagione. Sui giornali l’ex Bordeaux veniva descritto come “un pesce fuor d’acqua”, visto che di quei gol tanto conclamati, non se ne vide mezzo.

L’agonia per il giocatore durò fino a dicembre, quando a Piacenza Dugarry si sbloccò realizzando una doppietta in cinque minuti che valse la momentanea rimonta per 2-2 del Milan. Momentanea perché poi quella gara passò alla storia per la rovesciata di Pasquale Luiso che fece esplodere il Garilli e portò 3 punti al Piacenza. In quella domenica fredda e invernale, dopo la clamorosa debacle, Tabarez venne sollevato dall’incarico. Dopo 11 giornate il Milan si ritrovò nono a -7 dalla Juve capolista.

L’ARRIVO DI SACCHI

Al posto di Tabarez, Berlusconi richiamò l’usato sicuro, Arrigo Sacchi. L’obiettivo era quello di dare una svolta decisiva alla stagione. Il tecnico di Fusignano, però, non aveva più quel tocco magico come negli anni ’80, e il suo ritorno causò anche qualche malumore all’interno dello spogliatoio. L’ex CT della Nazionale ribaltò subito le gerarchie in squadra, tagliando fuori sia Baggio che Simone e puntando fortemente sul discusso Dugarry, che folgorò Sacchi in allenamento. Con la Coppa Italia andata e un campionato difficilmente ribaltabile, l’obiettivo primo dei rossoneri era la Coppa dei Campioni. Il 4 dicembre Sacchi esordì nell’ultima partita dei gironi contro il Rosenborg; in un San Siro gremito, bastava il pari al Milan per qualificarsi.

La gara si rivelò catastrofica per i meneghini, che passarono in svantaggio dopo mezz’ora salvo poi riacciuffare il pari sulla sirena del primo tempo con Dugarry, che dopo un batti e ribatti in area scaraventò in porta l’1-1 con tutto il fuoco dentro. Il francese esultò manco avesse segnato il gol della vita, togliendosi la maglia e venendo abbracciato dai compagni. Una gioia che dopo 90 minuti non portò a nulla, visto che gli ospiti realizzarono l’1-2 che costò l’eliminazione europea dei rossoneri. Una sconfitta che andava a fotografare il disastroso momento che stava passando il Diavolo. Christophe, col passare del tempo, non riuscì ad imporsi, apparendo lontano dai fasti di Bordeaux. Neanche l’infortunio subito da Weah venne sfruttato dal classe 1972.

In compenso, il nuovo anno cominciò sugli scudi per il francese. Il 12 gennaio una sua incornata di testa valse i 3 punti al Milan a San Siro contro il favoloso Vicenza di Guidolin. Una vittoria fondamentale viste le due sconfitte precedenti contro Parma e Lazio. Dugarry visse una fase “on fire”, rendendosi decisivo anche la settimana seguente contro il Cagliari per l’1-1 finale.

DUGARRY, UN DISASTRO UNICO

Christophe era indubbiamente il giocatore più in forma tra gennaio e febbraio, ma quando Weah tornò a disposizione, le porte della titolarità si chiusero per lui. Sacchi non riuscì ad invertire la rotta di risultati deludenti, facendo allontanare il Milan persino dalla Coppa UEFA. Contro il Perugia, Dugarry fu protagonista di un’espulsione nel giro di 25 minuti, forse perché intollerante a giocare una partita sì e quattro no. La squadra oscillava a metà classifica, e ad aprile subì le due batoste più grandi: 6-1 contro la Juventus e 3-1 nel derby contro l’Inter. Con quel codino sul retro della testa, Dugarry si rivelò tutt’altro che “Divino” rispetto al suo compagno prediletto al soprannome.

Il pubblico milanista cominciò a prenderlo in giro e iniziarono a girare voci su un suo possibile accordo con il Barcellona. L’ultima rete con la maglia rossonera rimane quella contro la Reggiana dell’11 maggio 1997, per un totale di 5 in 21 presenze di Serie A. Insomma, Christophe Dugarry al Milan verrà ricordato come la “Grande Scommessa” persa da Galliani, il quale ha fatto sfociare la squadra in una crisi non economica come nel celebre film, bensì di campo, di progetto, con un’undicesima posizione finale in Serie A dal sapore di cataclisma generale. Forse, 25 anni dopo, possiamo dire che era meglio puntare sull’altro francesino, quello che era solito tirare le testate!

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