Bruce Dombolo, la comparsa dell’Ancona che divenne un criminale

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BRUCE DOMBOLO, UNA COMPARSA NELL’ANCONA 2003/2004

L’Ancona 2003/2004 è stata senza dubbio una delle peggiori squadre nella storia della Serie A. Un disastro sotto ogni punto di vista, tecnico, tattico e strutturale. Con 13 punti in 34 partite, nessuno ha fatto mai fatto peggio dal 2004 ad oggi. 55 giocatori tesserati, 46 che hanno avuto l’ebrezza di calcare il campo e la maggior parte di questi grandi bidoni. Chissà cosa deve essere passato per la testa al presidente Ermanno Pieroni, che dopo una promozione strappata al Palermo di Zamparini grazie alla guida di Simoni, ai gol del duo d’attacco Ganz-Graffiedi e alle parate di Scarpi, fece tracollare totalmente l’entusiasmo di una piazza. Nonostante i cambi di guida tecnica, da Menichini a Sonetti fino a Galeone, l’Ancona chiuse quella stagione con l’arresto del proprio presidente per truffa e un inevitabile fallimento.

Fu l’unica squadra, inoltre, in cui il buon Dario Hubner non riuscì mai a togliersi la soddisfazione di realizzare un gol. Insomma, una catastrofe sportiva. Tra tutti i giocatori presi per puro caso, manco fosse il Monopoly, uno su tutti diventò celebre, oltre per la sua inutilità in rosa, per la vita fuori dal campo. Si chiamava Bruce Dombolo Pengu, un 18enne francese dalle belle speranze che vedeva nell’Ancona un trampolino di lancio per la sua carriera da calciatore. Arrivò nel club marchigiano nell’estate 2003 direttamente dalle giovanili dell’Auxerre ma giocò giusto due partite in A con la squadra già ampiamente retrocessa. Potremmo definirlo una comparsa di quell’Ancona, anche se durante i 45 minuti passati in campo contro il Perugia mise in mostra una prestanza fisica non indifferente. Era un centrocampista molto macchinoso e dotato di pochissima tecnica; una sorta di tronco che dava una mano qua e là dove occorreva.

Tantissimo fumo, pochissimo arrosto ecco. A quella giovane età, però, poteva avere tutte le attenuanti del mondo per non essere pronto per un palcoscenico come la Serie A, ma alla fine il suo processo di crescita non sorse mai. Dopo l’Ancona Dombolo fece qualche altra comparsata tra Serie C e leghe minori francesi facendo perdere totalmente le sue tracce.

QUANDO DIVENNE CRIMINALE

Fino all’agosto del 2010 era un ragazzo normale, scarso a calcio, ma normale. Quel giorno venne però incriminato e condannato per rapina a mano armata in una gioielleria. Si sparsero voci sul fatto che il francese potesse essere legato al clan dei marsigliesi, visto che tra le accuse nei suoi confronti ci fu anche quella di estorsione ai danni dell’attrice Ingrid Chauvin, alla quale rubò il portatile per vendere le sue foto private ad una rivista. All’Ancona sono stati anni magnifici, ero diventato professionista, firmavo autografi, era bellissimo. Poi sono diventato un criminale. Avevo la mia banda con cui organizzavo rapine in tutta la Costa Azzura. Non sentivo più nulla, solo adrenalina”, disse fieramente Bruce tempo dopo.

Il calciatore ricevette una condanna fino al 2022, ma in carcere iniziò il suo processo di redenzione che lo portò ad essere selezionato dal reality francese “Grand Oral”, dove i concorrenti raccontavano il loro passato difficile di fronte ad una giuria. “Mi hanno trattato come un normale essere umano, non mi hanno censurato, si sono fidati di me. Sono stato in grado di dire cosa c’era nel mio cuore. Sono andato in prigione e non è vita. Voglio dire che non ne esci senza conseguenze. Non è un gioco”. Ad oggi, possiamo constatare, che il picco di carriera, e di vita anche, Dombolo lo raggiunse con quell’esperienza all’Ancona da comparsa.

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