Andrè Gumprecht, da “bidone” del Lecce al travestimento da Hitler

Andrè Gumprecht Lecce

Andrè Gumprecht archiviò la pessima esperienza di Lecce trasferendosi in Australia. Qui trovò la sua dimensione e visse stagioni da protagonista. Poi, durante una festa, pensò bene di travestirsi da Hitler, rovinando tutto!

ANDRE’ GUMPRECHT E IL BIENNIO NEGATIVO A LECCE

Il calciomercato è fatto anche di opportunità, intuizioni, affari low cost. E’ quello che, probabilmente, pensarono i dirigenti del Lecce quando decisero di pescare dalla Germania per rimpinguare la rosa di una squadra che si apprestava a giocare la Serie A 93-94. Gumprecht aveva solo 19 anni ed era addirittura una riserva della squadra Primavera delle “Aspirine”. Presenze in Bundesliga neanche a parlarne, era reduce perfino da un torneo di Viareggio trascorso interamente in panchina. Nonostante il curriculum non fosse dei più incoraggianti, i salentini decisero di occupare una delle slot per gli stranieri proprio con questo giovanotto tedesco. Non fu di certo una scelta azzeccata, visto che Andrè Gumprecht, in quella disgraziata stagione in A del Lecce, disputò solo 7 partite. A fine anno, i giallorossi retrocessero.

Il tedesco era una mezzala, teoricamente di corsa, quantità e inserimento. Di tutto questo, a Lecce, non si vide nulla. Apparve da subito evidente come quel ragazzo fosse del tutto inadeguato a certi livelli. Si sbatteva, si impegnava, ma semplicemente non aveva le doti per poter anche solo avere un rendimento accettabile. Gumprecht decise di restare anche in Serie B, nella speranza che la categoria inferiore potesse regalargli quello spazio che l’anno prima non aveva avuto. Il tecnico Luciano Spinosi (e poi i sostituti Reja e Lenzi), alle prese con problemi ben più grandi, non ebbe di certo modo di fargli fare esperienza. Il Lecce stava crollando a picco, andando incontro ad una clamorosa doppia retrocessione. In questo clima di enormi difficoltà, Gumprecht riuscì a racimolare soltanto 2 presenze, addirittura meno di quelle fatte in Serie A.

UNA STAR IN AUSTRALIA

Dopo la brutta parentesi a Lecce, dove sicuramente era arrivato, troppo acerbo, Andrè Gumprecht fece ritorno in patria. Disputò diversi campionati nelle categorie minori, riuscendo a farsi apprezzare. Le buone prestazioni con le maglie di Viktoria Colonia e Wattenscheid gli valsero il ritorno al suo Leverkusen. Rimase un solo anno ma trovando anche diverso spazio. Evidentemente, nonostante le 27 presenze, non convinse a sufficienza i dirigenti delle “Aspirine” che lo spedirono nuovamente nelle serie inferiori. Dopo altre 3 stagioni nell’anonimato, Gumprecht capì che a 28 anni la sua carriera era ad un bivio. Non aveva più gli stimoli per continuare in quel modo, cercando di anno in anno di strappare un contratto a qualche piccolo club. Perciò, dopo averci riflettuto, fece i bagagli e volò dall’altra parte del mondo, in Australia.

Il suo approdo al Perth, coincise col periodo migliore della sua vita calcistica. Gumprecht iniziò a sentirsi finalmente protagonista. Giocava e segnava con regolarità e fu eletto miglior calciatore del campionato australiano. Da quelle parti, rapidamente, divenne una sorta di campione. In un calcio più semplice e con meno pressioni, anche grazie al suo maggior rigore tattico rispetto alla media dei giocatori oceanici, riusciva davvero a fare la differenza. Dopo la bella parentesi al Perth, giocò un anno con il Parramatta e poi tentò un’avventura a Singapore. Vi restò poco, perchè non riuscì a ripetere quando fatto in Australia e decise di tornare nell’unico torneo in cui si sentiva davvero una star. Sembrava andare tutto bene, almeno fino a quel febbraio del 2008…

LA BRAVATA “HITLERIANA”

Febbraio 2008, per l’appunto. In Australia si festeggiava il Mad Monday. Un’usanza tipicamente locale, abbinata alla conclusione del campionato. I calciatori, praticamente, si vestivano come se fosse carnevale, in alcuni casi cercando di rievocare un qualcosa della stagione appena conclusa. C’era chi, ad esempio, si vestiva da vampiro per dimostrare che in campo aveva versato sangue, chi da uomo muscoloso per far capire che sul terreno di gioco non aveva paura di nessuno. E poi lui, l’ex Lecce Andrè Gumprecht che, da buon tedesco, per quell’occasione, pensò bene di indossare i panni di Adolf Hitler. Convinto che la sua fosse una goliardata, si presentò in abito militare nazista e baffetti da Fuhler. Le polemiche divamparono, tanto da finire sotto inchiesta e nel mirino della comunità ebraica.

Lo stesso centrocampista spiegò di averlo fatto bonariamente, nel tentativo di scherzare sul fatto che nel mondo, quando si parla di Germania, tutti collegano la loro figura a Hitler. Una scelta totalmente sbagliata che ne macchiò del tutto la reputazione. Del calciatore “star” che da anni faceva la differenza nel campionato australiano, era rimasto solo uno sbiadito ricordo. Continuò a giocare ancora per qualche stagione in Oceania, ripiombando in quell’anonimato in cui era perennemente avvolto tra Italia e Germania. Anche dopo aver appeso le scarpe al chiodo ed essere diventato allenatore, subì spesso attacchi per quel gesto. Attualmente è a capo di un’accademia di formazione per giovani talenti in Australia. Sperando che insegni loro aspetti calcistici e non come travestirsi al Mad Monday!

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